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Chi sono i nuovi fascisti?

A Promethean Quest

Il 7 febbraio del 1967 viene fondato il “Fronte Nazionale”, partito dell’estrema destra britannica. Nello stesso anno, il diciassettenne David Myatt sbarca a Londra, dopo aver vissuto la sua giovinezza prima in Tanzania e poi in Estremo Oriente, seguendo il padre che lavorava nell’amministrazione coloniale inglese. Il giovane Myatt è uno sfegatato ammiratore di Hitler e nei vent’anni successivi la sua fede neonazista crescerà insieme al consenso che il Fronte Nazionale acquista in Inghilterra. Nel 1974, il Fronte poteva contare su almeno ventimila aderenti. Il salto di qualità Myatt lo compie quando crea il gruppo Combat 18 (C18), braccio armato dell’organizzazione Blood & Honour. Il numero ‘18’ si riferisce alla prima e all’ottava lettera dell’alfabeto, le iniziali di Adolf Hitler.

Nei primi anni Novanta, C18 diventa il servizio d’ordine del Fronte. Nel 1997, Myatt scrive un pamphleet intitolato “Guida pratica alla rivoluzione ariana”, in cui descrive, passo dopo passo, come far scoppiare una guerra etnica per liberare il suolo patrio dalla malefica presenza di africani, asiatici e giudei. Le sue idee fanatiche sono esattamente quello di cui vanno in cerca personaggi schizofrenici e paranoici come David Copeland, un ventenne che aveva scelto di militare nel Movimento nazional-socialista inglese (un’altra delle creature di Myatt). Nell’aprile del ’99, per due settimane, Copeland semina il panico nelle strade di Londra. Prima una bomba in un supermarket di Brixton, una zona popolata in gran parte di neri. Poi un secondo ordigno a Brick Lane, nell’east end, quartiere a prevalenza asiatico con una forte presenza di immigrati bengalesi. Infine il botto all’Admiral Duncan Pub di Soho’s, il cuore della comunità omosessuale londinese. Le bombe sono infarcite di chiodi, fanno tre morti e un centinaio di feriti.

David Myatt non ha l’aspetto di un neonazista classico, niente testa rasata, Doc Marten’s e bomber ultimo modello. Sembra piuttosto un eccentrico gentleman di campagna, con la lunga barba rossiccia e il completo di tweed. Ha un quoziente intellettivo di tutto rispetto e una passione altrettanto sconfinata per le religioni, che lo spinge a studiare il taoismo e a frequentare monasteri buddisti e cristiani. Traduce Omero, Sofocle e i lirici greci, scrive poesie e racconti di fantascienza. La sua ricerca faustiana lo conduce ai limiti dell’occultismo e sconfina nel satanismo. Parla di una “Via luminosa della cultura folk”, una forma di paganesimo basata sul ritorno al mondo rurale, sul rispetto dell’ordine naturale, la lealtà ai valori familiari, il volk e la libertà individuale. Sembra una riedizione dell’herderismo più reazionario, in cui la parola ‘comunità’ acquista esclusivamente un valore razziale e ostile a ogni forma di mescolanza.

Nel 1998, la svolta. Myatt si converte all’Islam e prende il nome di Abdul Aziz. Dopo l’11 Settembre, i suoi eroi diventano Osama Bin Laden e i Taliban, il suo indirizzo di posta elettronica sheikh@al-quaeda.com. In fondo cosa c’è di meglio dell’islamismo per uno che definisce l’Olocausto “una menzogna”?

Ma perché un neonazista che in strada pestava negri e pakistani è finito in moschea? Facile, si è reso conto che una rinascita dell’estrema destra in Europa è inverosimile mentre la creazione di un superstato musulmano sarebbe una buona carta da giocare contro il sionismo e l’Occidente: “Non ci sarà né rivolta, né rivoluzione, in nessun paese occidentale, da parte di nazionalisti o nazionalsocialisti, perché difettano del desiderio, della motivazione e dell’ethos per farlo, perché capiscono di non avere il sostegno della maggioranza della propria gente”. L’esortazione per i camerati è una soltanto, convertirsi, “accettare la superiorità dell’Islam su tutte le strade indicate dall’Occidente”. Il Jihad è un dovere, un’alternativa al “disonore, l’arroganza e il materialismo” del Vecchio continente. “Per l’Occidente nulla è sacro, salvo, forse, il sionismo, le chiacchiere sull’Olocausto e l’idolatria per la democrazia”.

Myatt si convince che la guerra dichiarata dall’Islam sarà lunga decenni e che la Gran Bretagna potrebbe ritrovare nel Corano i valori della sua antica casta guerriera. Sostiene che “tutte le bombe sono terribili o barbare” comprese quelle ideologiche che aveva messo a disposizione di Copeland, evidentemente. Nei siti internet dell’estremismo islamico, Aziz viene considerato un “esperto”, un “discepolo”, un “sant’uomo”. In un’intervista del 2003, lo sceicco Omar Bakri dichiara: “Sono convinto che Myatt può aiutare la causa islamica”.

Lo scrittore e giornalista canadese Mark Steyn è convinto che la saldatura tra fascismo e jihad è destinata ad avere grande successo in futuro. Abbracciando l’Islam, i fautori della ‘supremazia della razza bianca’ saranno attratti dalla parola “supremazia” più che dalla difesa del white power. “Il fondamentalismo islamico attirerà i violenti, gli squilibrati, gli antisemiti, in una infinita Notte di Valpurga dell’irrazionalità”. Nel saggio “America Alone”, Steyn avverte che i neoconvertiti alla Myatt non sono l’equivalente di Richard Gere con il buddismo e di Tom Cruise con Scientology: “Quando le città dell’Inghilterra, del Belgio e della Scandinavia saranno islamizzate, i loro abitati dovranno scegliere tra vivere come una minoranza ed entrare a far parte della maggioranza della popolazione. La maggior parte potrebbero optare per la seconda scelta”.

George Michael è un professore di scienze politiche all’Università della Virginia. Nel 2006 ha pubblicato un saggio, The Enemy of My Enemy: The Alarming Convergence of Militant Islam and the Estreme Right, in cui prova a fare un quadro della Nuova Alleanza che si sta scagliando contro l’Occidente. Dobbiamo risalire agli anni Settanta e Ottanta, quando si formò quel contraddittorio nucleo di organizzazioni che – dalla sinistra rivoluzionaria all’estrema destra – attaccavano gli Stati Uniti e le nazioni occidentali per aver invaso il Vietnam e aiutato Israele nella ‘repressione’ della causa palestinese. Chi è cresciuto in Italia nel ventennio in questione ricorderà la propaganda antisionista (leggi: antisemita) fatta da compagni e camerati nelle università; le manifestazioni, i volantini, le conferenze e i seminari, uguali a quelli che le quinte colonne dell’Occidente hanno promosso contro la liberazione dell’Afghanistan e dell’Iraq dopo l’11 Settembre.

Come dimenticare i nipotini delle Brigate Rosse – il Partito Comunista Combattente e i Nuclei Territoriali Anti-imperialisti, che salutarono il crollo delle Torri Gemelle come “un atto eroico di Al Quaeda contro l’imperialismo americano”? E Nadia Desdemona Lioce che invitava “le masse arabe e islamiche oppresse, espropriate ed umiliate” ad allearsi con il proletariato metropolitano, armandosi in un unico grande fronte intenazionale antimperialista in grado di scatenare una nuova offensiva contro i governi borghesi?

Un dittatore come Saddam Hussein veniva difeso non soltanto dai rottami più aggressivi dell’ideologia comunista, ma anche da spezzoni del movimento antiglobalizzazione, dai gruppi radicali impegnati nelle battaglie sul welfare, sull’ecologismo e i diritti umani (sic). Da un’estrema all’altra, i toni non cambiano di una virgola. Per Myatt, il Jihad è “la vera religione marziale”, meglio del Bushido e dell’antica Sparta. Secondo David Duke, il fondatore del Ku Klux Klan, gli evangelici che in America si sono schierati dalla parte di Israele hanno dimenticato gli “osceni” attacchi rivolti dal Talmud a Gesù Cristo: “Il Sacro Corano dell’Islam oggi difende Cristo e sua madre Maria dalle odiose calunnie del giudaismo”. Duke, naturalmente, è stato uno degli ospiti d’onore della Conferenza negazionista patrocinata dal governo iraniano nel 2006.

“Il nemico del mio nemico è mio amico”, un perfetto adagio delle mafie fasciste. Gloria ad Al Quaeda, all’Hezbollah, ad Hamas, ai Fratelli Musulmani, e a tutti quelli che possono colpire per davvero il nemico che ormai ‘noi’ siamo soltanto in grado di graffiare a parole. Myatt non è uno stupido e ha capito che inchinarsi verso la Mecca, almeno per lui, non significa rinnegare la svastica. In teoria, così come i razzisti di estrema destra e i segmenti del cristianismo più delinquente tendono a deridere e a escludere chi non è bianco e cristiano, allo stesso identico modo i fondamentalisti islamici se la prendono con i non-musulmani, gli ebrei e gli americani. Internet e la globalizzazione hanno favorito questa interazione che ha nell’antisemitismo il suo minimo comune denominatore.

Durante il Terzo Reich e la Seconda Guerra mondiale, i Fratelli Musulmani simpatizzarono per le Forze dell’Asse. Hitler in persona era in buoni rapporti con il gran muftì di Gerusalemme. Quest’ultimo diede il suo benestare all’inquadramento delle divisioni musulmano-bosniache nelle Waffen SS. Dopo Norimberga, un numero imprecisato di nazisti disoccupati cercarono rifugio in Medio Oriente, lavorando come consulenti militari ed esperti d’intelligence. Li troviamo all’ombra del governo egiziano di Nasser, per esempio i commandos di Otto Skorzeny, che insanguinarono la Striscia di Gaza a metà degli anni Cinquanta.

Uno dei discepoli di Goebbels, Johann von Leers, dopo aver preso il nome di Oman Amin von Leers, aiutò Nasser nella sua propaganda antioccidentale. Questa collaborazione sarebbe continuata fino alla fine degli anni Sessanta: l’ex SS belga Robert Courdroy e il neonazista Karl von Kyna vennero uccisi mentre combattevano a fianco delle milizie palestinesi.

Negli anni Novanta, la fine dell’Unione Sovietica ha favorito i nostalgici del nazismo che cercavano una ricollocazione storica e strategica, avendo perso il loro principale nemico, i comunisti. Ora c’era un altro avversario, il Moloch in cui convergevano la grande finanza globale, il cinema ‘giudeo’ e l’hard power americano. Myatt e i suoi sognano di costruire degli stati fondati sulla esclusività razziale e religiosa, un incubo che ritengono a portata di mano dopo l’11 Settembre.

Negli Stati Uniti, la National Alliance e la Nazione Ariana hanno solidarizzato con Bin Laden, sperando che la popolazione islamica americana si risvegli contro l’oppressore. Virtualmente tutti i terroristi vengono fuori dai ranghi dell’estremismo, anche se non tutti gli estremisti sono dei terroristi, ma l’estremismo politico serve spesso da incubatore per il futuro terrorismo. Sono i rischi della politica seguita dall’amministrazione Bush, che ha creduto di poter affrontare il terrorismo enfatizzando “l’eccezionalità delle istituzioni americane e la fede messianica nello loro applicabilità universale”.

In uno studio intitolato “Militant Islam Reaches to America”, pubblicato dal professor Daniel Pipes nel 2002, c’è scritto chiaramente che ad unire l’estremismo americano, occidentale e islamista, c’è lo stessa carica utopica radicale, il rifiuto della coesistenza, l’odio verso l’Occidente, la democrazia e il moderatismo. Per tutti questi motivi la storia di David Myatt non deve sorprenderci ma neppure lasciarci indifferenti.

Source: http://www.noaweb.it